Aspetti botanici del Salento

  • Stampa

 “La collocazione geografica della penisola salentina, lungo la linea ideale che, attraverso il Canale di Sicilia e la Calabria, collega la Tunisia all’Albania, ne fa uno degli elementi di congiunzione tra i due bacini, occidentale e orientale, del Mediterraneo, con notevoli conseguenze sulla composizione del suo patrimonio naturalistico, che viene a trovarsi nella zona di transizione tra due aree con peculiarità botaniche e zoologiche abbastanza evidenti.

La vicinanza poi con la Penisola Balcanica fa del Salento, così come del promontorio garganico, una specie di ponte tra le due sponde dell’Adriatico. Le conseguenze di questa situazione geografica si ritrovano nelle caratteristiche della flora salentina, che comprende numerosi elementi propri dei due bacini, che si ritrovano al loro estremo di distribuzione, e una ricca serie di specie in comune con la sponda adriatica balcanica. Ne risulta una composizione floristica di grande interesse scientifico per gli studi di biogeografia del Mediterraneo, oltre che per gli studi di sistematica. Un interesse reso ancora più grande dal discreto numero di specie rare od endemiche.”

La flora

“Il territorio della provincia di Lecce ospita una ricca ed interessante flora di circa 1300 specie che rappresentano quasi il 25% dell’intera flora vascolare italiana. Si tratta di un dato scarsamente prevedibile se si considerano da un lato la limitata superficie del territorio, la sua bassa variabilità geomorfologia, geologica, climatica e, dall’altro, il suo alto grado di antropizzazione.

Il dato viene giustificato sia dalla posizione geografica del territorio salentino, cerniera biogeografia, punto di contatto tra i territori orientali ed occidentali della regione mediterranea sia della presenza di una serie di particolari habitat, anche di superficie limitata, ma sufficienti ad ospitare una elevata biodiversità vegetale.

La maggior parte di questi habitat è localizzata sulle coste o nelle loro immediate vicinanze, che presentano ancora un sufficiente grado di naturalità. Infatti le componenti più tipiche della flora salentina, gli endemiti salentini, quelle specie che in natura si trovano esclusivamente nel territorio salentino, sono tutti legati ad ambienti costieri.

Le entità endemiche salentine sono 8: la veccia di Giacomini (Vicia giacominiana), una piccola leguminosa presente in un’unica stazione nei pressi di Porto Badisco; il giaggiolo salentino (Iris revoluta), ridotto ad un popolamento di pochi individui isolati su un piccolo scoglio nella baia di Porto Cesareo; il fiordaliso di Leuca (Centaurea leucadea), il fiordaliso salentino (Centaurea japigica), il fiordaliso nobile (Centaurea nobilis), il garofano salentino (Dianthus japygicus), piante tipiche delle rupi marittime tra Otranto e il Capo di S.Maria di Leuca; una sottospecie del fiordaliso ciclalino (Centaurea deusta subsp. tenacissima), una piccola composita prostrata che predilige le basse coste sia adriatiche che joniche ed infine il limonio salentino (Limonium japycicum), presente sulle scogliere della costa jonica tra Gallipoli e Torre Colimena.

Un altro contingente di specie interessanti è costituito dagli elementi anfiadriatici, cioè dalle specie presenti sulle due sponde dell’Adriatico: la Campanula pugliese (Campanula versicolor), il raponzolo meridionale (Asyneuma limonifolium ), l’erica pugliese (Erica manipuliflora), l’ombelico di Venere verdastro (Umbilicus chloranthus), il vincetossico adriatico (Vincetoxicum hirundinaria susp.adriaticum), il cardo pallottola vischioso (Echinops spinosissimus), l’efedra orientale (Ephedra campylopoda); tutte queste specie testimoniano le connessioni antiche e recenti tra queste terre e si possono osservare sulle coste rocciose tra Otranto e S.Maria di Leuca.

A caratterizzare la flora salentina vi sono ancora numerose specie considerate rare per la flora italiana come la periploca maggiore (Periploca graeca), una entità balcanica nota per la penisola solo in 5 stazioni puntiformi di cui tre sono salentine (è presente al bosco di Rauccio, nella palude “Li Tamari”nei pressi di Torre dell’Orso, ed ai Laghi Alimini) o per la flora pugliese come l’elleborine minore (Epipactis microphilla), il fior di legna (Limodorum abortivum) o di particolare interesse fitogeografico come la quercia spinosa (Quercus calliprinos), lo spinaporci (Sarcopoterium spinosum), lo spinapollice (Anthyllis hermanniae), l’euforbia arborescente (Euphorbia dendroides) ecc.

Come ogni area abitata da lungo tempo il Salento presenta anche un discreto gruppo di specie introdotte dall’uomo in epoche più o meno lontane che se non fanno parte della flora autoctona costituiscono ormai un elemento paesaggistico tipico di questo territorio; tra queste ricordiamo il pino d’Aleppo (Pinus halepensis), la quercia vallonea (Quercus macrolepis), il fico d’India (Opuntia ficus-indica), oltre a palme, acacie, eucalipti e numerose altre specie introdotte come ornamentali, sfuggite alla coltura e inselvatichite qua e là: il tabacco glauco (Nicotiana glauca), il penniseto lanceolato (Pennisetum villosum), la camarezza tubulosa (Centhranthus macrosiphon) ecc.”

La vegetazione originaria

“Come molte altre zone del Mediterraneo il Salento era un tempo, prima che l’uomo operasse le trasformazioni suddette, ricoperto dalla foresta sempreverde mediterranea. Specie dominante era il leccio (Quercus ilex), accompagnato da poche altre specie arboree come la quercia virgiliana (Quercus virgiliana), ed altre di minor altezza quali l’alloro (Laurus nobilis), l’alaterno(Rhamnus alaternus), il corbezzolo(Arbutus unedo) ed il viburno-tino (Viburnum tinus).Numerose le entità lianose che arrampicandosi ai tronchi degli alberi portano, talora, i loro fiori e i loro frutti al di sopra dello strato arboreo: il caprifoglio mediterraneo (Lonicera implexa), lo smilace (Smilax aspera) e la rosa di S.Giovanni (Rosa sempervirens).”

I boschi

“Nel leccese le formazioni boschive sono ormai limitate a poche centinaia di ettari, localizzate qua e là nel territorio, su piccole superfici, spesso recintate (boschi chiusi), e sviluppatesi su resti di antiche colture o in ex parchi. Si tratta di vegetazioni che poco ricordano le formazioni originarie, spesso contenenti essenze non autoctone quali eucalipti, cipressi, acacie e pini d’Aleppo.

I boschi di leccio

Sono boschi con predominanza di leccio nello strato arboreo, misto a qualche raro esemplare di alloro (Laurus nobilis), di quercia virgiliana (Quercus virgiliana), e in alcuni casi di pino d’Aleppo (Pinus halepensis), cipresso (Cupressus sempervirens) ed eucalipto (Eucalyptus camaldulensis), che si trovano su aree sede di antichi rimboschimenti o di vecchi parchi. All’interno del bosco lo strato arbustivo è limitato alla presenza di pungitopo (Ruscus aculeatus), e poche liane rampicanti tra cui lo smilace, i caprifogli, l’edera, la rosa di S.Giovanni.

Nelle leccete prossime agli ambienti umidi, come a Rauccio si può trovare la periploca maggiore (Periploca graeca) una rara essenza lianosa dal latice velenoso, un tempo utilizzato come topicida. Nelle chiare ed ai margini del bosco, a formare il cosiddetto “mantello”, si rinvengono molte altre specie arbustive, quali il mirto (Myrtus communis), il lentisco (Pistacia lentiscus), il viburno-tino (Viburnum tinus), la fillirea(Phillyrea latifolia).

I boschi di quercia spinosa

Nella parte più meridionale della penisola salentina, a S di una linea ideale che va da Melendugno a Gallipoli, si trovano dei boschetti di quercia spinosa. Sono vegetazioni del tutto simili, come composizione, alle leccete: nello strato arboreo troviamo esclusivamente la quercia spinosa, mentre gli strati arbustivo ed erbaceo presentano la medesima composizione qualitativa e quantitativa.”

La macchia mediterranea

“L’utilizzazione per ceduazione, gli incendi e il pascolamento sono gli interventi che, attuati per secoli, hanno lentamente ma inesorabilmente trasformato i boschi di leccio e di quercia spinosa in macchia mediterranea. Con questo nome si indica una vegetazione prevalentemente arbustiva di cui si distinguono sulla base della diversa composizione, e non solo per l’altezza dello strato arbustivo, due tipi: macchia mediterranea alta e bassa.

La macchia alta

E’ costituita dalle medesime specie dei boschi di leccio e di quercia spinosa sopra descritti, con un arricchimento delle entità termo-eliofile che formavano la vegetazione del mantello e delle chiare boschive. Oltre a numerosi esemplari di leccio o di quercia spinosa allo stato arbustivo questa vegetazione è caratterizzata dalla presenza di corbezzolo (Arbutus unedo), alaterno (Rhamnus alaternus) ed erica arborea (Erica arborea).

La macchia bassa

Si differenzia dalla macchia alta per la minor frequenza delle specie tipiche della lecceta, con la scomparsa di quelle più sciafile, e per la presenza di specie della gariga. Nel Salento meridionale la macchia bassa è caratterizzata dalla presenza, ad alta copertura, della ginestra spinosa (Calicotome infesta)e del mirto (Myrtus communis) accompagnate da dafne gnidio (Daphne gnidium), lentisco (Pistacia lentiscus), asparago spinoso (Asparagus acutifolius), clematidi (Clematis cirrhosa).

La macchia ad euforbia arborescente

Un particolare aspetto di questa vegetazione è la macchia ad euforbia arborescente (Euphorbia dendroides), che si trova nel settore più meridionale del territorio salentino. Altre specie che partecipano a questo consorzio sono l’oleastro (Olea europaea var.sylvestris), il carrubo (Ceratonia siliqua), e le entità più termofile della macchia bassa quali il mirto (Myrtus communis) ed il lentisco (Pistacia lentiscus).”

Le garighe

“Sono vegetazioni più basse delle precedenti, in cui predominano arbusti più eliofili e termofili di altezza inferiore al metro. Questi costituiscono uno strato arbustivo spesso discontinuo per la presenza di un ricco sentieramento sviluppatosi in seguito a pascolamento. Lo strato erbaceo è abbastanza sviluppato, specie lungo i sentieri.

Vi sono diversi tipi di gariga, caratterizzati dalla dominanza di una o più specie basso arbustive e legati a diversi stadi della serie ricostituiva o degradativi della macchia, a diversi substrati, come reazione a diverse pratiche antropiche.

Garighe a cisti

Sono vegetazioni arbustive discontinue in cui predominano ora l’uno ora l’altro dei cisti presenti nel Salento, il cisto femmina (Cistus salvifolius) su suoli abbastanza profondi e tendenzialmente acidi, il cisto di Creta (Cistus creticus), su suoli meno profondi e tendenzialmente neutri e il cisto di Montpellier (Cistus monspeliensis) in gariche molto degradate da ripetuti incendi.

Le altre specie arbustive che accompagnano i cisti sono quelle che caratterizzano le altre garighe come il rosmarino (Rosmarinus officinalis) e il timo arbustivo (Thymus capitatus) ed elementi della macchia come il lentisco (Pistacia lentiscus), l’erica arborea (Erica arborea), la dafne gnidio (Daphne gnidium), e la ginestra spinosa (Calicotome infesta), oltre a numerose specie erbacee.

Garighe ad erica pugliese

E’ una vegetazione che si trova su superfici di poche centinaia di metri quadri, in gran parte localizzate sul versante adriatico del territorio con un’altra ridottissima stazione a Punta Pizzo. Questa vegetazione, più bassa della precedente, è caratterizzata dalla dominanza della specie che le dà il nome (Erica manipuliflora) e della santoreggia pugliese (Santureja cuneifolia); vi sono inoltre, più o meno abbondanti, altri arbusti delle garighe quali il rosmarino (Rosmarinus officinalis), i cisti, il timo arbustivo (Thymus capitanus), il trifoglino irsuto (Dorycnium hirsutum).

Garighe a timo arbustivo

Costituiscono la formazione basso-arbustiva più diffusa del Salento, con diversi aspetti che rappresentano sia stadi pionieri, colonizzatori, come possiamo trovare in ambienti con suoli iniziali quali spiagge e cave, sia stadi più evoluti, molto prossimi alle garighe a cisti,ad erica pugliese o alla macchia bassa e spinosa.

Sui suoli rocciosi calcarei lo stadio iniziale presenta oltre al timo, abbondanza di euforbia spinosa (Euphorbia spinosa), in alcuni casi dominante, e la santoreggia pugliese (Santureja cuneifolia). Nei suoli più evoluti la gariga a timo si arricchisce di cisti e di specie della macchia bassa quali dafne gnidio (Daphne gnidium), ginestra spinosa (Calicotome infesta) e lentisco (Pistacia lentiscus).”

(I testi sono tratti da S. Marchiori, P. Medagli, L. Ruggiero, Guida botanica del Salento, Congedo Ed., Galatina 1998)

Si ringraziano gli studenti: Carbonara Andrea, Conte Silvia, D'Antonio Caterina, De Matteis Eugenio, Lala Alberto, Lezzi Chiara, Luceri Lucio, Maci Donatella, Martano Melania, Matteo Manuel, Mazzotta Donata, Pastore Vito, Pesino Claudia, Ricchiuto Elisabetta, Spedicato Matteo, Storelli Erica, Villani Alessandro e tutti coloro che hanno collaborato in vario modo alla realizzazione del progetto.